venerdì 30 novembre 2012

IGOR ARGAMANTE


Oltre la memoria c'è la storia
 di Sergio Luzzato - IlSole24ORE

In questo senso, il libro italiano che più merita di essere letto per il Giorno della Memoria è quello pubblicato ora da Bollati Boringhieri e intitolato Gerico 1941. Storie di ghetto e dintorni. Altro volume ibrido, difficile da classificare, anche perché l'autore, Igor Argamante, parla di ebrei senza essere ebreo e scrive in italiano senza essere italiano. Nato nel 1928 a Wilno (l'attuale Vilnius, in Lituania) come Igor Argamakow da una madre cattolica polacca e da un padre russo ortodosso, emigrato in Italia dopo la guerra e a lungo dirigente dell'Olivetti, l'autore di Gerico 1941 ha saputo trasformare i suoi handicap in atout. Estraneo alla sinagoga, outsider della storia, dilettante della letteratura, ha scritto un libro tanto coeso quanto irriducibile a ogni definizione di "genere".

Per forza e per impertinenza, certe pagine di Argamante ricordano quelle di un altro dilettante della nostra letteratura, il Beppe Fenoglio dei Ventitré giorni della città di Alba. Così l'incipit del capitolo sul ghetto di Vilnius: «I tedeschi entrarono a Wilno all'alba del terzo giorno di guerra, il 24 giugno. I lituani esultarono e applaudirono. I polacchi, che spartivano equamente il loro odio tra russi e tedeschi, li guardavano con esibita ostilità. Gli ebrei cercarono di non guardarli, come quei cagnetti che hanno paura del cagnaccio e incontrandolo fanno finta di non vederlo, sperando che neanche lui li veda».

Oltre a quindici racconti brevi, Gerico 1941 contiene un racconto lungo che muove dal ricordo dell'amicizia fra il narratore russo-polacco e il suo migliore compagno d'infanzia, Hansi, ebreo di Praga rifugiatosi a Vilnius con i genitori nel '39 ma poi rinchiuso nel ghetto. Settant'anni dopo, Argamante non conosce con certezza il destino di Hansi, sebbene lo possa facilmente immaginare: inghiottito dalla Soluzione finale, come la quasi totalità degli ebrei di Lituania. «La sorte mi aveva piazzato ai margini di quell'inferno e per giunta comodamente seduto: Hansi invece si era trovato in mezzo, nella pece bollente. E oggi, se è vivo, mi chiede: "Chi ci libererà dai ricordi?"».
25 gennaio 2010

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